26/01/16

Itinerario a Catania sulle tracce della "Santuzza"


La Festa di Sant'Agata sta per arrivare e la città di Catania si prepara ancora una volta a celebrarla!
Migliaia di turisti e curiosi sono in arrivo per vivere la festa, conoscere da vicino l'energia dei devoti e ripercorrere le tracce della Santuzza e della sua storia. 
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato della vera storia di Agata e del suo martirio, oggi vi accompagniamo sulle sue tracce, in visita alle tre chiese del cosiddetto "Sacro Trittico"i luoghi in cui la santa trascorse la fase finale della sua vita terrena. 
Infatti, la Chiesa di San Biagio in piazza Stesicoro, la Chiesa di Sant’Agata al Carcere (in via Cappuccini) e la Chiesa di Sant’Agata la Vetere (in via Santa Maddalena) sono edifici di culto, ricostruiti dopo il terremoto del 1693, ma eretti nei luoghi in cui la santa fu torturata e imprigionata, subì il martirio e morì. 

Pronti a percorrere questo itinerario insieme? Andiamo!

Siamo in piazza Stesicoro. La zona in cui sono situate queste tre chiese corrisponde al limite settentrionale della città romana dell'epoca, vicina alle gradinate dell’anfiteatro ed alle vaste necropoli, dove sorgeva l’antico pretorio romano, sede del proconsole che governava la Sicilia e luogo in cui si amministrava la giustizia e si trovavano le carceri ed i tribunali. 
Distrutto dal violento terremoto che scosse Catania mentre S. Agata fu posta sul rogo, il palazzo pretorio non venne più ricostruito e sulle sue rovine sorsero varie edicole votive.

La prima delle chiese del "Sacro Trittico" è la Chiesa di San Biagio, chiamata anche Sant'Agata alla Fornace perchè è qui che Agata fu carbonizzata. 
La Chiesa fu costruita dopo il terremoto del 1693, preceduta da una scalinata e da un ampio sagrato chiuso da un’elegante cancellata in ferro battuto, sormontata dalle sigle della Vergine Maria, un globo in ferro, una croce ed un cuore trafitto da una spada. Al centro di essa vi è l’iscrizione Tuam ipsius animam pertransibit glaudius, “Una spada trafiggerà l’anima tua propria”; a destra, invece, si legge: In medio ignis non sum aestuata, “In mezzo al fuoco non bruciai”; a sinistra, sotto una mitra, si legge: Virtute clarus et fide, “Illustre per virtù e fede”.
Il bianco prospetto, in pietra calcarea di Siracusa, è opera tardo-settecentesca di Antonino Battaglia: presenta unico ordine ed un partito centrale con quattro grosse colonne, fiancheggianti il portale d’ingresso, che sorreggono un frontone triangolare. Sopra il portale d’ingresso spicca il grande medaglione in marmo bianco con l’Addolorata, dello scultore catanese Salvatore Calì della fine del ‘700. Completa l’edificio un attico con le statue di San Biagio, Sant’Agata, Sant’Andrea e due puttini. 
Dalla chiesa di San Biagio il 3 febbraio di ogni anno parte la solenne processione dei vescovi e dei rappresentanti del governo cittadino che si recano verso la Cattedrale. 
La seconda interessante tappa di questo itinerario agatino, ci porta alla Chiesa di Sant'Agata al Carcere.


L’attuale chiesa fu costruita dopo il terremoto del 1693, a ridosso di uno dei bastioni della cinta muraria cinquecentesca che, a sua volta, aveva inglobato gli ambienti d’epoca romana con la prigione in cui Sant’Agata sarebbe stata rinchiusa durante il processo, portata dopo il martirio alle mammelle, risanata da San Pietro e dove, infine, spirò il 5 febbraio del 251 d.C. La chiesa può essere considerata uno dei monumenti più “compositi” di Catania, dal momento che presenta una sovrapposizione di strutture architettoniche e decorative di epoche diverse: romane, sveve, cinquecentesche e barocche.
Dalla piazzetta è possibile scorgere l’alto bastione 500esco in pietra lavica, nel quale si apre una piccola finestra seicentesca, su cui vi è un bassorilievo che rappresenta la visita di San Pietro alla santa. Sotto la finestrella una lapide marmorea invita il viandante ad onorare questo luogo: “Da qui entrava un poco di luce in questo tetro carcere, quando il tiranno vi rinchiuse Agata semispenta, nata a Catania; quando ferita la sanò l’Apostolo; e quando, mentre pregava, chiuse i suoi giorni. O aviatore, sosta ed onora questo luogo”. Il sito è sede di culto fin da tempi remoti: intorno al 313 fu eretta una cappella in memoria del luogo in cui la santa fu incarcerata. In epoca normanna, nel 1088, il vescovo Angerio fece erigere una piccola edicola dedicata a San Pietro, in memoria della visita che costui fece alla martire, risanandola dalle sue ferite. Questa edicola fu decorata nel 1512 dalla famiglia Guerrera con pregevoli affreschi ed ampliata fino ad incastrare le mura cinquecentesche. Superstite al terremoto del 1693 la cappella fu inglobata nella struttura settecentesca.

La facciata, opera di Francesco Battaglia, con il suo slancio prospettico accentuato dalla duplice gradinata e dai bassi corpi laterali. Nel prospetto barocco, nel 1762, venne rimontato il grandioso portale svevo che fino al 1693 ornava l’antico ingresso della Cattedrale. Il portale affascina per l’unicità delle decorazioni che ornano gli stipiti e le colonnine: sono scimmie, orsi, arpie, figure vegetali e antropomorfe che costituiscono un vero e proprio rebus marmoreo. Sopra il portale vi è un’elegante loggia-campanile con ai lati due figure di angeli tra un medaglione con il busto di S. Agata.
La chiesa custodisce sull’altare maggiore la pregevole opera Sant’Agata al rogo, eseguita da Bernardino Niger nel 1588: da notare sullo sfondo l’anfiteatro, ed il palazzo pretorio in procinto di crollare per il sisma che colpì la città durante l’estremo supplizio subito dalla santa.
All'interno della chiesa è anche possibile visitare il Santo Carcere, con mura spesse 2 metri; l’altare, con sopra una scultura raffigurante la santa del XVIII secolo, segna il punto in cui la martire spirò. Qui apparve S. Pietro con un angelo a risanarla dalle ferite provocate dal taglio delle mammelle. Ricordano l’evento una statua ed un putto settecenteschi collocate nel secondo ambiente, di forma stretta ed allungata, ricavato all’interno del bastione del 1556.
Sulle pareti, affumicate dalle candele, labilissime tracce di antichi affreschi, che si fanno risalire al XII secolo. 
Dirigiamoci adesso verso la tappa finale del nostro itinerario, raggiungiamo via Santa Maddalena e fermiamoci dinanzi alla Chiesa di Sant'Agata La Vetere.

La chiesa ha origini antichissime. La sua fondazione risale al 264, quando il vescovo Everio eresse una edicola votiva nel luogo in cui la vergine Agata subì il martirio del taglio delle mammelle, tredici anni dopo la sua morte (quando ancora il culto cristiano non era ancora legalizzato). Dopo l’editto di Costantino (313) l’edicola fu sostituita da un vero e proprio edificio di culto costruito tra il 380 ed il 436, in cui sarebbero state trasferite le reliquie della martire dal loro originario luogo di sepoltura (un luogo sicuramente ingrottato fuori dalle mura della Città). Ampliata in forma basilicale nel 778, la chiesa fu la cattedrale della città per otto secoli, fino al 1091 (quando il conte Ruggero edificò la nuova Cattedrale): per questo motivo è indicata con l’appellativo “la Vetere” (cioè l’antica). Nel 1613 la chiesa fu ceduta all’ordine dei frati francescani del convento di Santa Maria di Gesù e fu costruito un convento annesso ad essa.
Quasi totalmente distrutta dal terremoto del 1693, ad eccezione della cripta sotterranea, fu ricostruita nel 1722 più a ponente e con maggiori dimensioni. Il prospetto che stai guardando si presenta in semplice muratura, racchiuso tra bianche paraste in pietra calcarea. Sopra il portale si apre un’ampia finestra e la facciata culmina con un timpano triangolare. Ai lati del portone, due finestre tonde ed una lapide marmorea a ricordo delle illustri personalità che visitarono questo sacro luogo.
Per ripercorrere l'itinerario dedicato a Sant'Agata in compagnia delle audioguide, vi consigliamo di scaricare l'itinerario "Sant'Agata", che comprende tutti i luoghi simbolo della patrona, dalla splendida Badìa situata in via Vttorio Emanuele alla maestosa Cattedrale di Sant'Agata, il Duomo all'interno del quale sono custodite le spoglie della Santuzza, per finire con il Sacro Trittico di cui vi abbiamo parlato in questo post.
Non ci resta che augurarvi "buona Festa di Sant'Agata"!






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