20/01/16

Conosci la vera storia di Sant'Agata?



Visitare Catania durante la famosa, chiassosa e colorata festa di Sant'Agata è un'esperienza che non si dimentica facilmente! 
Poche feste al mondo sono così sentite e celebrate...
La "Santuzza", Patrona della città, è amatissima dai catanesi.
Ma sapete qual'è la sua vera storia?

Agata nacque all'inizio del terzo secolo a Catania, proprio nel bel mezzo delle persecuzioni che gli imperatori romani mettevano in essere contro i cristiani: una legge ne vietava il culto, i cristiani potevano essere facilmente denunciati e costretti a rinunciare pubblicamente alla propria fede. Viceversa, la pena era la tortura e poi la morte.
È in questo periodo storico che cresce la giovane Agata, in una Catania fiorente e ricca, con una famiglia nobile e benestante alle spalle che la educò da sempre secondo la religione cristiana. Tanto che, a 15 anni, la giovane vergine decide di consacrarsi a Dio, con la cerimonia solenne presieduta dal Vescovo e tutta la ritualità del velo rosso, il "flammeum" indossato dalle vergini consacrate.



I problemi di Agata iniziano quando il proconsole di Catania, Quinziano, uomo scorbutico, rude e testardo, la vede e se ne innamora, o meglio decide incaponendosi che deve averla per sè, non accetta alcun rifiuto e non concepisce il fatto che la giovane Agata non voglia altro che dedicarsi a una vita di preghiera e cristianesimo. Sconfitto, la accusa di vilipendio alla religione pagana, ordina che venga catturata e condotta a Palazzo Pretorio.

Varie tradizioni e leggende popolari narrano che Agata fuggì e si nascose a lungo, chi dice a Palermo, chi dice a Malta, chi a Galermo; non importa, l'unica certezza è che alla fine Agata viene effettivamente catturata e condotta da Quinziano.
Ancora una volta lui, di fronte alla sua bellezza, tenta approcci di seduzione e tentativi di concupirla, ma è tutto assolutamente vano. Agata non vuole saperne, resiste nella sua castità e lo rifiuta apertamente e con fermezza.
Pare che il povero Quintiliano, rifiutato e deluso, si sia rivolto anche ad una cortigiana di facili costumi, tale Afrodisia, perchè "rieducasse" Agata e la convincesse finalmente a concedersi; ma nulla, fu tutto inutile. "Ha la testa più dura della lava dell'Etna" disse la povera Afrodisia, sconfitta, riconsegnando la ragazza a Quintiliano.
Quintiliano è furioso: fa rinchiudere Agata, la fa torturare per giorni. Inutilmente. 
Tra i martìri, quello più celebre: alla giovane vengono strappati i seni con pesanti tenaglie. Riportata in cella sanguinante e ferita, Agata prega: e San Pietro in persona accorre in suo aiuto, apparendo dalla finestrella che ancora oggi è visibile, e risanandola completamente.



La resistenza e la miracolosa guarigione di Agata fanno aumentare in maniera esponenziale la rabbia di Quinziano, che diventa odio e tremenda vendetta, fino ad ordinare che venga bruciata viva nella fornace.
Ed è ciò che accade: Agata viene bruciata tra le fiamme, ma il suo velo, miracolosamente, resta intatto. Infatti il "velo di Sant'Agata" è tra le reliquie più preziose della Santuzza, oggetto sacro che nel corso dei secoli più volte, portato in processione alle pendici dell'Etna in eruzione, fu in grado di fermare la lava salvando la città.

Mentre Agata brucia accade però un fatto nuovo: la terra è scossa da un tremendo terremoto, parte dell'edificio pretorio crolla, la folla spaventata e impressionata si ribella alla morte della giovane, che viene riportata in cella dove morirà comunque poche ore dopo. È il 5 febbraio del 251.

Trascorre un anno esatto: è il 5 febbraio 252 quando una violentissima eruzione dell'Etna sveglia la città, minacciando di devastare Catania e di uccidere l'intera popolazione. 
I cittadini catanesi, cristiani e pagani insieme, accorrono al sepolcro di Sant'Agata, prendono il velo sacro e lo portano in processione alle pendici del vulcano, opponendolo all'eruzione. Miracolosamente, la lava si ferma. Sant'Agata ha salvato la sua città dall'imminente disastro e dalla distruzione.
Sant'Agata diventa ufficialmente Patrona di Catania e protettrice contro eruzioni e incendi. 

Nel corso della storia, precisamente nel 1040, le reliquie di Sant'Agata vennero rubate dai bizantini e portate a Costantinopoli, ma poco dopo, nel 1126, fanno ritorno a Catania, riportate in patria dopo un'apparizine della stessa Sant'Agata a due soldati della corte imperiale che compiono l'impresa.



Oggi, le reliquie sono conservate nel Duomo di Catania, e ogni anno il 5 febbraio vengono portate in processione con il busto della Santuzza durante la festa: le corporazioni di mestieri tradizionali, rappresentate dalle caratteristiche "candelore", accompagnano la Santa in processione sul suo fercolo, trainato da giovani devoti che indossano il "sacco", tradizionale veste bianca. 

Photo by www.festadisantagata.it


Anche quest'anno ci stiamo avvicinando alle date della grande festa: e voi, siete pronti a partecipare?

Scarica qui le audioguide per visitare la città














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