08/07/11

Piramidi di riso: gli arancini di Sicilia




La loro fama li precede. Piramidi di riso per un sogno del palato che diventa realtà.
L’arancino o arancina è una specialità della cucina siciliana.
Il nome deriva dalla forma e dal colore, che ricordano appunto un’arancia. In alcune parti della Sicilia sono, infatti, di forma sferica in altre di forma conica.
Ricoperti di riso e fritti nell’olio. Farciti, nella versione classica, con ragù, mozzarella e piselli, quelli “al burro”, invece, con mozzarella, prosciutto e besciamella.
Ma la fantasia dei siciliani non si ferma qui. “Agli spinaci”, conditi con spinaci e mozzarella. Nel catanese molto apprezzate sono quelle “alla norma” con le melanzane e quelle al pistacchio di Bronte.
La versatilità dell’arancino lascia, quindi, libero sfogo alla creatività. Ed è così che nascono gli arancini che prevedono, oltre all’impiego del riso, ingrediente primario, l’utilizzo di funghi, salsiccia, salmone, frutti di mare e pesto, nonché del nero di seppia.
Ne esistono,inoltre, varianti dolci: preparati con il cacao e coperti di zucchero, alla crema gianduia (soprattutto nella zona di Palermo) e al cioccolato.
Secondo la tradizione, questo rustico sembra essere arrivato sino in Sicilia grazie alla dominazione araba. Gli arabi, infatti, erano soliti a mangiare riso condito con zafferano.
Per quanto riguarda la panatura va fatta risalire alla corte di Federico II. Essa garantiva un’ottima conservazione sia del riso che del condimento, oltre ad una migliore trasportabilità, durante le battute di caccia e i lunghi viaggi. L’arancino nasce quindi come cibo da asporto.
Spostandosi tra le varie zone della Sicilia in numerose feste diventa protagonista. A Palermo, ad esempio, ogni anno, il 13 dicembre,è tradizione festeggiare il giorno di Santa Lucia, in cui ci si astiene dal consumare cibi a base di farina, mangiando arancini di ogni tipo.
Piatto conosciuto in tutta Italia, forse, anche grazie alle numerose citazioni letterarie.
Nel racconto “Gli arancini di Montalbano”, Andrea Camilleri ne spiega, con meticolosa attenzione, la ricetta che vede Adelina impegnata per due giorni interi nella preparazione.
Un breve excursus che va dalla preparazione del riso alla farcitura, alla fase conclusiva e cioè la frittura.
“E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!"


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